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Carro leggero M.24 "chaffee"

REF. STORICHE
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Tutto modellismo
Servizio di Maurizio Jacono

CARRO LEGGERO M.24 "Chaffee"
- La vista complessiva del mezzo (ripreso presso un Ente militare vicino a Roma) ci consente di apprezzarne le dimensioni proporzionate e contenute.

Il Generale Adna R. Chaffee è considerato uno dei maggiori artefici dello sviluppo delle teorie sull'impiego dei mezzi corazzati negli Stati Uniti. Suo nome, utilizzato inizialmente dagli inglesi per identificare il carro M.24, divenne il marchio distintivo del mezzo che è il protagonista di questo articolo .Le foto che accompagnano il servizio sono di un esemplare del carro, mantenuto in ottime condizioni, Custodito presso la sede del 1320 Reggimento Carri a Cordenons (PN). In questa caserma sono conservati, inoltre, gli esemplari di tutti i mezzi corazzati che hanno equipaggiato i reggimenti carri della Divisione Corazzata "Ariete" nel corso della sua intensa ed appassionante esistenza.



- Esemplare del carro leggero M.24 conservato presso la sede del 132° Reggimento Carri a Cordenons (PN).



- Vista laterale della torretta. Il distintivo a tre colori individua il carro del Comandante di battaglione.



-Treno di rotolamento di sinistra. In evidenza la ruota motrice, le prime due coppie di rulli portanti ed il primo rullo tendi cingolo. Chiaramente visibili ampie coperture in gomma dei rulli.



- Inquadratura frontale della scudatura del cannone da 75 mm con, a destra, l'apertura per il sistema di puntamento.
GENERALITA
Le esperienze britanniche maturate con i carri leggeri della serie M.3 ed M.5 durante le operazioni condotte nel nord Africa, avevano evidenziato la necessità di poter disporre, per le attività di esplorazione e di ricognizione, di un mezzo più potente, con una maggiore protezione e migliore mobilità rispetto ai modelli sino allora impiegati. Lo Chaffee rappresentò una superba risposta americana a tale tipo di esigenza.
Il carro leggero M.24 risultò infatti essere uno dei migliori mezzi corazzati mai prodotti. Era ben armato, tecnologicamente innovativo ed avvantaggiato da un perfetto bilanciamento tra corazzatura e protezione.
 
LA TECNICA
Lo "Chaffee" presentava una configurazione strutturale tradizionale, con motore e trasmissione posteriori, armamento principale in torretta con posizione centrale e gruppo di riduzione anteriore. Lo scafo, ottenuto con piastre d'acciaio saldate elettricamente, manteneva una linea sfuggente, che però garantiva una sufficiente protezione sia all'equipaggio che agli apparati principali. Nella parte frontale, rispettivamente a sinistra e a destra del vano che ospitava il gruppo di riduzione, erano alloggiati il pilota ed il secondo pilota/marconista. Sul fondo dello scafo vi erano inoltre le riservette per il munizionamento dell'armamento principale.

La torretta, realizzata con sezioni ottenute per fusione e piastre di acciaio saldate, ospitava i restanti tre membri dell'equipaggio: capocarro, cannoniere e porgitore, oltre ad alloggiare l'armamento principale costituito dal cannone da 75 mm M6 (derivante dal cannone pesante per aereo già montato a bordo di alcune versioni del bombardiere B.25 "Mitchell"), caratterizzato da un meccanismo di ricupero concentrico che permetteva di occupare minor spazio all'interno della torretta, sparo elettrico, sistema di giro stabilizzazione e brandeggio, elettrico e meccanico, per 360°L’armamento era completato da una mitragliatrice Browning M2 HB cal. 50 (da 12,7 mm) posizionata sulla torretta con funzione antiaerea, da due mitragliatrici Browning M1919 A4 cal. 30 (da 7,62 mm), di cui una abbinata all'M6 ed una in casamatta, situata su supporto sferico nella postazione del secondo pilota, e da un mortaio Tower da 2 pollici (50 mm) montato sulla parte frontale della torretta.

Le sospensioni a barre di torsione e gli ammortizzatori idraulici rendevano il mezzo estremamente stabile, consentendo delle ottime prestazioni balistiche.
L'apparato propulsore era costituito da due motori Cadillac da 8 cilindri, raffreddati ad acqua, che sviluppavano una potenza complessiva di 220 HP. Il sistema di trasmissione prevedeva due frizioni idrauliche e due cambi epicicloidali. Il gruppo di rinvio posto all'uscita dei due cambi, permetteva di disporre di due rapporti di velocità (normale e ridotto) che, con l'inserimento di un sincronizzatore, consentiva di utilizzare complessivamente 8 marce avanti e 4 marce indietro.

Il treno di rotolamento comprendeva una ruota motrice anteriore, cinque rulli portanti, un rullo di rinvio posteriore e tre rulli reggi cingolo per ogni lato. Le sospensioni erano costituite da barre di torsione compensate da ammortizzatori. La cingolatura, completamente metallica e con guida centrale, esercitava una ridotta pressione sul terreno assicurando una buona mobilità fuori strada. Il mezzo era equipaggiato con una stazione radio ricetrasmittente e con un sistema di interfono, oltre ad un impianto antincendio e di decontaminazione.


- Primo piano dell'alloggiamento sferico della mitragliatrice (manovrata dal secondo pilota/marconista).



- Supporto per la Browning 12,7 mm. l'arma incavalcata in tale posizione era utilizzata per la difesa antiaerea del mezzo.



- Il portello del pilota; è visibile il meccanismo che permetteva l'apertura a rotazione dello stesso,senza interferire con la posizione della torretta.



- Vista complessiva del cielo della torretta, dovesi notano l'alloggiamento per il mortaio da 50 mm, la staffa per l'ancoraggio della canna della Browning da 12,7 e la cupola del capocarro.



- Profilo della torretta. Evidenti le saldature che univano le piastre d'acciaio ottenute per fusione



- Ruota motrice di destra. Le notevoli dimensioni dei "denti da lupo" (piastre triangolari fissate ad ogni singola maglia del cingolo, rendevano difficile la perdita della maglia stessa durante la marcia.



- La piastra frontale: targa e distintivo giallo sono originali, l'insegna di nazionalità ed il contrassegno del reparto sono stati apposti recentemente.
LO SVILUPPO
Lo sviluppo del Might Tank T.24 (così era denominato il progetto), venne autorizzato dall'Ordinance Committee nel marzo del 1943 permettendo, dopo i positivi risultati ottenuti dai test sui prototipi, di commissionare i primi 1000 esemplari nel settembre dello stesso anno.

Nell'aprile dell'anno successivo entrarono in servizio i primi mezzi con la denominazione ufficiale di Light Tank M.24 Durante lo sviluppo del progetto fu posta particolare attenzione alla semplicità della meccanica, mantenendo un'elevata affidabilità di funzionamento ed una relativa facilità di manutenzione. A tale proposito, vennero adottati numerosi accorgimenti, quali l'intercambiabilità di molte delle componenti principali (i due motori erano Sostituibili indifferentemente e potevano essere esclusi manualmente) e la possibilità di sostituire, sul terreno ed in condizioni di fortuna, interi moduli grazie alla facilità di accesso al gruppo di riduzione finale ed al vano motore.

Con lo "Chaffee", si intese produrre uno scafo standard sul quale poter impostare una serie completa di mezzi, secondo il concetto di "Light Combat Team" o "Common Chassis Concept". Tutti i mezzi derivati avevano in comune il gruppo propulsore, le sospensioni e lo scafo. Nell'ambito di questo programma vennero sviluppati ed entrarono in servizio i seguenti mezzi:
- M.19 obice semovente contraereo con impianto binato M2 da 40 mm;
- M.37 obice semovente con pezzo M4 da 105 mm;
- M.41 obice semovente con pezzo M1 da 155 mm.

L'IMPIEGO
Lo "Chaffee" equipaggiò i reparti da ricognizione dell'esercito statunitense nell'ultimo anno del conflitto mondiale, entrando poi a far parte anche del parco carri inglese. Il mezzo prese parte inoltre alle operazioni condotte allo scoppio della guerra di Corea.. Furono infatti proprio 50 di questi carri che, inviati frettolosamente dal Giappone, consentirono di arginare l'avanzata dei T-34 nord coreani, rimanendo in attesa dell'arrivo di altri mezzi più idonei a contrastare i carri avversari.
Alcuni M.24 vennero addirittura interrati ed usati come pezzi di artiglieria davanti alla città di Pussan, mentre avveniva l'assembramento delle forze delle Nazioni Unite. A seguito di nuovi progetti, dopo il 1950 il carro leggero M.24 fu sostituito dal più evoluto M.41, e i mezzi sostituiti vennero venduti dagli americani ai nuovi alleati, inglesi francesi e italiani. Le forze francesi, nello stesso periodo della guerra in Corea, impiegarono in-fatti diffusamente lo "Chaffee" in Indocina.

Durante le operazioni a Dien Bien Phu, 10 di questi mezzi vennero smontati, aerotrasportati all'interno delle postazioni francesi e quindi rimontati, costituendo una preziosa risorsa per le forze assediate. Sempre la Francia impiegò alcuni reparti equipaggiati con M.24 nell'ambito delle operazioni in Algeria. Anche l'Italia ricevette diversi esemplari di questo mezzo corazzato, portati a supporto di alcuni reggimenti di Cavalleria, reparti esploranti di alcune Grandi unità e di alcuni reggimenti corazzati, sino ai primi anni '60.
CONCLUSIONI
Il Light Tank M.24 rappresentò, nell'ambito dello sviluppo del mezzo cingolato per l'esplorazione e la ricognizione, il punto di svolta che, superati i modelli M.3 ed M.5, dette inizio ad una nuova era, con l'evoluzione M.41 fino ad arrivare all'M.551 "Sheridan". Dal punto di vista concettuale, la sua importanza è invece rappresentata dallo sviluppo del progetto "Light Combat Team", cioè la possibilità di utilizzare lo scafo e le componenti principali delI'M.24 per sviluppare una serie completa di carri, semoventi e mezzi speciali; innovazione introdotta appunto, nel panorama dei mezzi corazzati, dallo sviluppo dell'M.24, indipendentemente dalle ottime caratteristiche tecniche e tattiche che contraddistinsero la vita operativa di questo mezzo.



- Inquadratura posteriore del carro; evidente la cingolatura con I pattini in gomma (montata sugli esemplari degli ultimi loti di produzione e, in modo particolare, sui carri italiani).



- in primo piano è visibile l'alloggiamento per il periscopio del cannone



- Gruppo anteriore della fanaleria (mancante del clacson).



- Questa vista ci permette di notare la sagomatura della torretta, della scudatura dell'armamento principale e l'inclinazione della piastra anteriore dello scafo.



- Una vista frontale (mezzo ripreso presso un ente militare vicino a Roma) che mette in risalto la sagoma compatta e sfuggente del carro e le dimensioni della torretta.




- Prospettiva anteriore (torretta ruotata verso la parte posteriore), che mostra l'accurata realizzazione dell'inclinazione della piastra frontale dello scafo e di quelle laterali della torretta del mezzo


     
     



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